Appello del Quirinale: «Problema è reale ma serve un largo accordo» ![]() «È una questione reale, non c’è dubbio», ma «non dispero che, tenendo conto del lavoro degli anni precedenti, si raggiungano larghe intese». È il monito lanciato questa mattina dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a tre giorni dall’annuncio delle riforme auspicate del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sul tema delle intercettazioni. Secondo il Capo dello Stato, questo «non è un problema nè nuovo nè recente». Non a caso, «è stato affrontato in diverse legislature, anche con un disegno di legge del precedente governo». Ora «si può sempre ridiscutere insieme delle norme che devono garantire alcune esigenze fondamentali, sia della privatezza sia - prosegue Napolitano - di un ricorso misurato allo strumento delle intercettazioni». Insomma, «una questione annosa che prima si risolve e meglio è». Il punto è come la si debba risolvere, come «debba essere congegnato il provvedimento: se questo possa preoccupare per alcuni aspetti lo si saprà quando ci sarà un disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri e poi - ha aggiunto Napolitano - quando inizierà la discussione in Parlamento». Conclusione del ragionamento: «Che la questione sia reale credo non ci sia dubbio. Come anche che sia diventata attuale anche con un suo grado di urgenza. Io non dispero che si possa trovare una valida intesa sulla formulazione del provvedimento, come avvenuto per altri provvedimenti degli ultimi anni». Ma sul giro di vite anticipato dal premier scende nuovamente in campo il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro. «Le intercettazioni sono strumento vitale per condurre la lotta alla criminalità organizzata, al terrorismo, al contrabbando, alla droga, alla corruzione del sistema economico e per smascherare i manovratori che spesso si nascondono a livello politico. Il governo di centrodestra - sostiene il leader dell’Idv - e coloro che mantengono posizioni ambigue in Parlamento su questa proposta di "legge bavaglio" non hanno alcun rispetto dei cittadini se affermano che la limitazione delle intercettazioni è a tutela della privacy e dell’individuo». E prende posizione anche l’ex Guardasigilli del governo Prodi, Clemente Mastella, affermando: «Ritengo che i magistrati che si affidano soltanto alle intercettazioni abbiano una capacità investigativa un pò pigra e rivelano una fallacia operativa». |




